Dal nostro punto di vista, il report indica che LinkedIn dovrebbe essere gestito attraverso un sistema editoriale più ampio della tradizionale separazione tra pagina aziendale e profili personali. Il brand definisce i territori strategici, mette a disposizione dati, ricerche e casi reali, mentre le persone interpretano questi materiali attraverso le proprie competenze e responsabilità. La Company Page mantiene il ruolo di fonte istituzionale, ma lavora insieme a una rete di esperti riconoscibili, ciascuno capace di presidiare una parte specifica della conversazione.
Questo approccio richiede una governance precisa. Bisogna individuare da tre a cinque territori professionali rilevanti per il business, mappare le persone che possiedono esperienza concreta su quei temi e costruire brief editoriali partendo dalle domande reali del mercato. I contenuti dovrebbero integrare dati attribuiti, nomi di aziende e strumenti, esempi, comparazioni e indicazioni operative, mantenendo una frequenza sufficiente a presidiare temi che cambiano rapidamente. Nel report, il 72% dei contenuti citati è originale e il 48% è stato pubblicato nei tre mesi precedenti, un segnale evidente del peso assunto da continuità e freschezza.
Anche la misurazione deve evolvere. Impression, reaction e follower continueranno a descrivere la performance dentro LinkedIn, ma non raccontano quanto un brand sia presente nelle risposte generate dall’AI. Diventa necessario monitorare quali fonti vengono citate, come viene descritto il brand, quali persone emergono come esperti e quali temi restano scoperti. SEO, AEO e GEO iniziano così a convergere con social strategy, corporate communication, content marketing e digital PR.