Con la campagna No better feeling, Coca-Cola mette in scena la vera e propria montagna russa emotiva che ogni appassionato vive durante i novanta minuti.
Il brand ritrae questa passione viscerale focalizzandosi su uno dei rituali più snervanti del calcio moderno: il controllo al VAR. Lo spot cattura magistralmente quel momento di apnea collettiva, quell’attesa carica di suspense che ti blocca il respiro, fino all’incontenibile esplosione di gioia alla convalida della rete – dipende sempre quale delle due squadre stai tifando.
Nel video, superstar di fama mondiale e tifosi comuni si ritrovano fianco a fianco, resi perfettamente uguali dal tifo.
Il messaggio è chiaro: non importa chi tu sia o quanti trofei tu abbia vinto, il calcio ci fa tremare ed esultare tutti allo stesso modo.
Il vero tocco di classe, però, è il parallelismo narrativo con il prodotto. Quel senso di tensione accumulata si traduce nell’istante in cui si apre la porta del frigorifero. Trovare una Coca-Cola ghiacciata scioglie ogni ansia, diventando l’esatto equivalente della convalida di un gol.
Se da tifosi lo guardate e vi scappa un sorriso di totale immedesimazione, allora il brand ha fatto una grande rete.
Se Coca-Cola ha puntato dritto al cuore, Coors Light si è insinuata genialmente nella mente di ogni tifoso. Da appassionati, sappiamo bene come questa febbre sportiva possa diventare totalizzante, spingendoci a proiettare il calcio nella vita di tutti i giorni e a vedere schemi di gioco ovunque, anche nel soffitto di casa. È esattamente da questa “ossessione” che nasce l’idea alla base di The Coooors Call. Il brand di birra ha deciso di sfruttare uno dei suoni più iconici del calcio: l’urlo liberatorio e infinito delle telecronache sudamericane.
L’intuizione è brillante nella sua semplicità dato che bastava osservare il proprio prodotto. Mettendo in fila diverse lattine, la scritta si allinea creando un lunghissimo e visivo “Coooooors”. Nello spot, l’epico grido di “Goooooool” viene così sostituito dall’estensione del nome del marchio, il tutto impreziosito dalla voce del leggendario telecronista argentino Andrés Cantor.
Un’operazione così pulita, immediata e perfettamente in target da farmi scattare in automatico un solo pensiero: “Questa avrei davvero voluto pensarla io”.