Guardando i principali assistenti di AI emergono delle differenze di tono sostanziali:
Chat GPT, largamente la app di AI conversazionale più utilizzata, parla proprio la nostra lingua. Si rivolge a noi con il linguaggio che noi vogliamo che usi. Sì, volendo lo possono fare anche altre, ma Chat GPT è più calda e amichevole. Sbaglia con nonchalance, e poi si scusa, è “paracula” in modo fin troppo evidente. Proprio per queste ragioni di tono in molti la amano, ma alcuni non la sopportano. Lasciando stare le questioni politiche e di appartenenza di scuderia, si tratta della app più umana, e per certi versi più simile a noi, proprio per un fatto di tono.
Claude di Anthropic ha un tono riflessivo, misurato e spesso molto articolato. È diventata quella più “cult” sia per l’approccio etico, ma anche per la sua condotta e il suo modo di esprimersi. Mentre molti chatbot tendono a fornire risposte immediate e assertive, Claude da subito si è mostrata più prudente e argomentativa, diventando la più amata tra le persone che lavorano con idee, testi e analisi. È abituata a ragionare per sfumature, a considerare diversi punti di vista, insomma sembra subito una roba più seria e affidabile. Ti dà spesso l’impressione di dialogare con un editor, un saggista o un ricercatore.