Nel 2026 scegliamo le app per come parlano?

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Nel 2026 scegliamo le app per come parlano?

Nel 2026 le AI conversazionali non vengono scelte solo per quello che fanno, ma anche per come parlano. Il tone of voice diventa un elemento decisivo nella relazione tra utenti e assistenti AI: da ChatGPT a Claude, da Perplexity a DeepSeek, fino a Grok e Gemini, ogni app costruisce una personalità diversa attraverso il proprio modo di esprimersi.

Why tone of voice matters in conversational AI

Per decenni abbiamo pensato che un motore di ricerca fosse solo un motore di ricerca. O che un’enciclopedia fosse un’enciclopedia.

Con le AI conversazionali, invece, la forma conta quasi quanto il contenuto. E il modo in cui queste app si esprimono diventa cruciale nella nostra decisione di sceglierle. Del resto succede a qualsiasi brand; a parità di performance (o quasi) entra in scena e conta un’altra cosa: la relazione che riescono a creare.

Come usiamo davvero le AI nella vita quotidiana

Una recente ricerca dell’Università di Harvard ci racconta come le persone le usano davvero nella vita quotidiana. Per il terzo anno consecutivo, l’uso numero uno dell’AI non riguarda il lavoro, ma il supporto personale.

La categoria più diffusa è infatti “Therapy and Companionship“: persone che parlano con l’AI per elaborare emozioni, riflettere su problemi personali, ricevere conforto, compagnia o semplicemente sentirsi ascoltate.

Se nel 2023 l’AI era vista soprattutto come uno strumento freddo per scrivere email o generare testi, nel 2026 viene sempre più utilizzata come una sorta di interlocutore permanente, in possesso di una quota emotiva non trascurabile.

Da questo punto di vista diventa quindi importantissimo non solo il contenuto, ma anche il tono con cui queste app si relazionano con gli utenti. Il tone of voice, che è sempre stato uno dei pilastri su cui costruire una comunicazione efficace, diventa fondamentale anche nel caso delle AI conversazionali.

ChatGPT e Claude: l’assistente umano e l’editor riflessivo

 

Guardando i principali assistenti di AI emergono delle differenze di tono sostanziali:

Chat GPT, largamente la app di AI conversazionale più utilizzata, parla proprio la nostra lingua. Si rivolge a noi con il linguaggio che noi vogliamo che usi. Sì, volendo lo possono fare anche altre, ma Chat GPT è più calda e amichevole. Sbaglia con nonchalance, e poi si scusa, è “paracula” in modo fin troppo evidente. Proprio per queste ragioni di tono in molti la amano, ma alcuni non la sopportano. Lasciando stare le questioni politiche e di appartenenza di scuderia, si tratta della app più umana, e per certi versi più simile a noi, proprio per un fatto di tono.

Claude di Anthropic ha un tono riflessivo, misurato e spesso molto articolato. È diventata quella più “cult” sia per l’approccio etico, ma anche per la sua condotta e il suo modo di esprimersi. Mentre molti chatbot tendono a fornire risposte immediate e assertive, Claude da subito si è mostrata più prudente e argomentativa, diventando la più amata tra le persone che lavorano con idee, testi e analisi. È abituata a ragionare per sfumature, a considerare diversi punti di vista, insomma sembra subito una roba più seria e affidabile. Ti dà spesso l’impressione di dialogare con un editor, un saggista o un ricercatore.

Perplexity e DeepSeek: fatti, fonti ed efficienza

Perplexity ha un tono pragmatico e giornalistico. Non to chiede “come posso aiutarti?” ma “quali sono i fatti più certi e verificabili che posso spiattellare?”. Va subito al punto, cita le fonti a ripetizione e privilegia la verifica dei fatti rispetto alla conversazione. Sembra un ricercatore che ha già fatto il lavoro di documentazione per noi.

Se vuoi fare un po’ di conversazione con una app, lascia stare DeepSeek: il suo tono è per certi versi gelido e noioso: molto più tecnico, diretto e orientato alla soluzione, roba che funziona meglio nelle aree del pianeta dove spopola e da dove proviene (Far East). Infatti riduce al minimo i convenevoli e punta all’efficienza argomentativa. Hai spesso la sensazione di parlare con un ingegnere o un analista, che però ci prende. Ti intrattiene di meno, ma risolve.

Grok e Gemini: personalità, provocazione e struttura

Il tono di Grok assomiglia in qualche modo a quello del suo controverso fondatore: Elon Musk. Più informale, ironico e provocatorio. Cerca spesso di essere brillante o divertente, ma non è detto che ci riesca. A volte quando si affrontano temi più seri, sarebbe opportuno un passo indietro. Ma Grok non è il tipo. È quello che più apertamente prova a costruire una personalità anticonvenzionale, e non a caso è abbastanza popolare tra i più giovani, anche se la quota di mercato – quasi tutta americana – è intorno al 2,8%,

Infine Gemini, il suo tono è una via di mezzo tra un’enciclopedia ben strutturata, e sua madre Google: ottimo per organizzare le informazioni, classificare, categorizzare e costruire panoramiche. Spesso le sue risposte sembrano nate per aiutarti a orientarti in un argomento più che per accompagnarti in un ragionamento o per farti divertire. Potremmo definirla un po’ impersonale, meccanica, senza un tono o una identità ben definita.

Il tone of voice delle AI è personalità o illusione?

Ma vorrebbe dire che ci stiamo dimenticando che si tratta di app, a cui non possiamo chiedere di essere umane, se non mentendo. Alla fine l’impersonalità non è il loro limite, ma la loro natura.

Francesco Taddeucci

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