Il linguaggio dell'amore: dietro le quinte della nuova campagna superhumans x Tetrabondi

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Potremmo raccontarvi questa collaborazione come un progetto di responsabilità sociale, con tanto di slide e KPI. Sarebbe comodo, e anche vero fino ad un certo punto. La verità più onesta è un’altra: noi di superhumans ci sentiamo, ormai, parte della famiglia Tetrabondi. Non “vicini a”, non “partner di”. Parte di.

Non sosteniamo Tetrabondi perché fa bene all’immagine aziendale (anche, va detto, ma non è questo il punto). Lo facciamo perché in due anni questi ragazzi e le loro famiglie sono entrati nelle nostre vite, nelle nostre chat, nei nostri pensieri anche quando non stiamo lavorando a questo progetto. Quando vuoi davvero bene a qualcuno, prima o poi trovi il tuo modo per dimostrarglielo. Il nostro è questo: mettere il nostro mestiere, le nostre competenze, i nostri contatti, al servizio di una causa che per noi non è più solo una causa. Chiamatelo linguaggio dell’amore, se volete essere romantici. Noi lo chiamiamo: fare quello che sappiamo fare meglio, per le persone a cui teniamo di più.

C'è una cosa che abbiamo imparato in due anni di Tetrabondi

Non esiste un modo “giusto” per presentarsi la prima volta a un ragazzo che ti guarda come se dovessi ancora dimostrargli qualcosa. Poi lui apre bocca, ti prende bonariamente per il culo, e il problema si risolve da solo.

È così che è iniziato anche questo secondo anno. Per la seconda volta consecutiva abbiamo scelto di sostenere la Fondazione Tetrabondi e abbiamo appena finito di girare la campagna integrata che lo racconterà.

L'insight (che non vi sveliamo del tutto)

Ogni campagna nasce da un pensiero fastidioso che non riesci a toglierti di dosso, e anche questa non fa eccezione. Il nostro, più o meno, era questo: quante volte, parlando di disabilità, raccontiamo solo eroi? Persone che “nonostante tutto” ce la fanno, che sono sempre d’esempio, sempre resilienti, sempre pronte ad insegnarci qualcosa sulla vita con un sottofondo di musica commossa. È un genere narrativo che ha anche un nome tecnico, inspiration porn, e che (diciamocelo pure) racconta più cose su di noi, su come vogliamo sentirci guardando quelle storie, che sulle persone che le vivono davvero.

I ragazzi di Tetrabondi ci hanno insegnato prima di tutto questo: che il diritto più rivoluzionario che si possa chiedere è quello di essere semplicemente normali. Di poter fallire, avere una brutta giornata, fare una battuta fuori luogo, essere mediocri, e va benissimo così. Da qui è nata l’idea di quest’anno.

Non vi diciamo altro, se non che non assomiglia a nessuna campagna sociale che abbiate già visto, e che qualche ragazzo di Tetrabondi, guardando il risultato (quasi) finale, ci ha presi decisamente in giro. Lo prendiamo come un complimento.

I veri protagonisti

Se dovessimo scegliere una sola parola per descrivere cosa significa lavorare con i ragazzi di Tetrabondi, sarebbe: scomodo. Nel senso migliore possibile. Scomodo perché smontano in tre secondi qualsiasi sceneggiatura “carina”, perché non hanno alcuna intenzione di recitare la parte di chi va aiutato, capito, compatito, e anche perché, a volte, dobbiamo letteralmente smontare le porte per farli entrare in una stanza che si definiva “accessibile” solo sulla carta. Vogliono solo essere loro stessi, e sul set si sono presi tutto lo spazio per farlo.

C’è Orlando, 12 anni, che tra un ciak e l’altro racconta ai tecnici della sua passione per l’archeologia e vorrebbe diventare uno storico “come Barbero”. C’è Gaia, 15 anni, che si definisce “irriverente” e non lascia dubbi in merito quando decide di dare commenti sullo script al regista. C’è Sirio, 13 anni, che è ormai conosciuto negli studi romani per il suo dito medio sempre pronto, diventato il simbolo dei nostri set, e Mara, che tra una ripresa e l’altra ci racconta (sempre a modo suo) come si scrolla Instagram con la lingua. C’è Anita, che non ha avuto nessuna pietà per DOP e fotografi: l’outfit doveva prevedere i pantaloni di paillettes. C’è Francesco, che detesta i libri con una convinzione quasi ideologica ma guarderebbe Netflix ventiquattr’ore su ventiquattro se potesse, e si è appena iscritto a Scienze della Comunicazione perché, se devi passare la vita a parlare di sport, tanto vale farne un mestiere. E ci sono Sara e Anne, gemelle di 14 anni, inseparabili sul set come nella vita, con un’intesa che non ha bisogno di troppe parole per farsi capire. E poi c’è Ketty, cantante incredibile che abbiamo convinto – non sappiamo nemmeno noi bene come – a recitare. Ed è bravissima pure in questo.

Il set, quando ci sono loro, smette di essere un set e diventa una festa di famiglia con le telecamere accese. Si ride tantissimo, spesso proprio di noi: del nostro modo impacciato di approcciarci, delle domande che facciamo, delle volte in cui ci blocchiamo prima di dire una parola per paura di sbagliarla. Claudia e Martina, le nostre art director, si sono ritrovate improvvisate comparse più di una volta e anche loro, ormai, possono dire di aver recitato in questa campagna. Insieme a Cecilia, la nostra direttrice creativa, abbiamo passato buona parte delle riprese a trattenere lacrime e risate, in un equilibrio precario che ogni tanto è saltato, rovinando più di un ciak. Alice, direttrice creativa copy, non si è persa un solo ciak nemmeno da fuso orario americano. C’è anche chi, tra noi, si è ritrovato nel nome: il nostro Francesco e il Francesco di Tetrabondi si sono scoperti omonimi – e tifosi della Roma – nello stesso respiro, e da lì in poi è stato un continuo scambio di pronostici sottovoce tra una ripresa e l’altra. Loro ci guardano, capiscono tutto, e ci prendono in giro. È il modo più efficace che esista per farti sentire a casa. Centrale, in tutto questo, è Valentina, founder di Tetrabondi e ormai (lo diciamo senza remore) un’amica: senza di lei, semplicemente, niente di tutto questo esisterebbe.

Chi ha risposto al nostro appello

C’è un’altra cosa che ci ha commosso di questa seconda edizione: la risposta che abbiamo ricevuto quando abbiamo lanciato l’appello per la produzione. Realizzare una campagna integrata di questo livello ha un costo importante, e noi, come Tetrabondi, lavoriamo pro bono: nessun compenso, solo la voglia di raccontare bene una storia che vale la pena raccontare.

A rispondere è stata Karen Film, casa di produzione che normalmente lavora per marchi come Lamborghini, Audi, Armani o Spotify, con budget e standard altissimi. Hanno messo a disposizione la stessa macchina produttiva, la stessa cura, la stessa competenza che riservano ai loro clienti più prestigiosi, questa volta per un gruppo di ragazzi che si merita esattamente lo stesso trattamento.

Non un progetto sociale fatto un po’ alla buona, ma una produzione vera, fatta coi fiocchi, perché i protagonisti di questa storia non meritano niente di meno.

E a dimostrare che qui nessuno ha lavorato con il freno a mano tirato c’è anche Riccardo, il nostro head of production, che ha messo al servizio della causa pure le sue doti da videomaker, regalandoci il backstage, che vi faremo vedere a tempo debito. Dietro l’obiettivo, per il secondo anno di fila, c’è invece Ilaria, la nostra fotografa preferita, che porta sul set una sensibilità rara e una professionalità che si vede a occhio nudo.

Quello che vi possiamo spoilerare

Quello che potete aspettarvi, quando la campagna uscirà, non ve lo anticipiamo: ve l’abbiamo già detto, non siamo qui per rovinarvi la sorpresa. Vi diciamo solo questo: ci sono volti che conoscete e che tornano, e ci sono volti nuovi che vi conquisteranno in pochi secondi. E ci sono, soprattutto, i veri protagonisti di questa storia – Orlando, Gaia, Sirio, Anita, Francesco, Mara, Ketty, Sara e Anne – che hanno prestato la loro faccia, la loro voce e la loro ironia a un’idea che li racconta davvero.

Anche il nostro copywriter Nicolò, ogni tanto si lascia sfuggire che ha pure portato a spasso il cane di uno dei nostri testimonial, poi si blocca a metà frase perché no spoiler, please. Vedete? Nemmeno a noi riesce di stare zitti fino in fondo.

Nel frattempo, se questo dietro le quinte vi ha incuriositi, il modo migliore per restare aggiornati è seguire i canali di superhumans e della Fondazione Tetrabondi. E se proprio non riuscite ad aspettare l’uscita della campagna per fare qualcosa di concreto, su fondazionetetrabondi.org trovate tutti i progetti che la Fondazione porta avanti ogni giorno, tutto l’anno, non solo quando c’è una telecamera accesa.

Marzia Minnucci

Scopri di più

Sono Account Director e lavoro nel settore da una decina d’anni, di cui gli ultimi cinque in Superhumans. Ho lavorato parecchio con clienti del mondo dell’entertainment, e nel tempo ho scoperto una passione per il branding, ma soprattutto per i progetti pro bono: sono quelli che mi ricordano perché ho scelto questo mestiere.

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