Se dovessimo scegliere una sola parola per descrivere cosa significa lavorare con i ragazzi di Tetrabondi, sarebbe: scomodo. Nel senso migliore possibile. Scomodo perché smontano in tre secondi qualsiasi sceneggiatura “carina”, perché non hanno alcuna intenzione di recitare la parte di chi va aiutato, capito, compatito, e anche perché, a volte, dobbiamo letteralmente smontare le porte per farli entrare in una stanza che si definiva “accessibile” solo sulla carta. Vogliono solo essere loro stessi, e sul set si sono presi tutto lo spazio per farlo.
C’è Orlando, 12 anni, che tra un ciak e l’altro racconta ai tecnici della sua passione per l’archeologia e vorrebbe diventare uno storico “come Barbero”. C’è Gaia, 15 anni, che si definisce “irriverente” e non lascia dubbi in merito quando decide di dare commenti sullo script al regista. C’è Sirio, 13 anni, che è ormai conosciuto negli studi romani per il suo dito medio sempre pronto, diventato il simbolo dei nostri set, e Mara, che tra una ripresa e l’altra ci racconta (sempre a modo suo) come si scrolla Instagram con la lingua. C’è Anita, che non ha avuto nessuna pietà per DOP e fotografi: l’outfit doveva prevedere i pantaloni di paillettes. C’è Francesco, che detesta i libri con una convinzione quasi ideologica ma guarderebbe Netflix ventiquattr’ore su ventiquattro se potesse, e si è appena iscritto a Scienze della Comunicazione perché, se devi passare la vita a parlare di sport, tanto vale farne un mestiere. E ci sono Sara e Anne, gemelle di 14 anni, inseparabili sul set come nella vita, con un’intesa che non ha bisogno di troppe parole per farsi capire. E poi c’è Ketty, cantante incredibile che abbiamo convinto – non sappiamo nemmeno noi bene come – a recitare. Ed è bravissima pure in questo.
Il set, quando ci sono loro, smette di essere un set e diventa una festa di famiglia con le telecamere accese. Si ride tantissimo, spesso proprio di noi: del nostro modo impacciato di approcciarci, delle domande che facciamo, delle volte in cui ci blocchiamo prima di dire una parola per paura di sbagliarla. Claudia e Martina, le nostre art director, si sono ritrovate improvvisate comparse più di una volta e anche loro, ormai, possono dire di aver recitato in questa campagna. Insieme a Cecilia, la nostra direttrice creativa, abbiamo passato buona parte delle riprese a trattenere lacrime e risate, in un equilibrio precario che ogni tanto è saltato, rovinando più di un ciak. Alice, direttrice creativa copy, non si è persa un solo ciak nemmeno da fuso orario americano. C’è anche chi, tra noi, si è ritrovato nel nome: il nostro Francesco e il Francesco di Tetrabondi si sono scoperti omonimi – e tifosi della Roma – nello stesso respiro, e da lì in poi è stato un continuo scambio di pronostici sottovoce tra una ripresa e l’altra. Loro ci guardano, capiscono tutto, e ci prendono in giro. È il modo più efficace che esista per farti sentire a casa. Centrale, in tutto questo, è Valentina, founder di Tetrabondi e ormai (lo diciamo senza remore) un’amica: senza di lei, semplicemente, niente di tutto questo esisterebbe.